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Figlia dell'epidemiologo umbro Alberto Coluzzi, e di Anna Wimmer, educatrice tedesca di Passavia, era sorella di Mario Coluzzi.
Francesca Romana nacque in Albania, dove il padre svolgeva attività di ricerca e lotta antimalarica per l'Istituto di Malariologia Ettore Marchiafava durante il periodo di occupazione italiana.
Dopo l'Armistizio di Cassibile, il 14 ottobre 1943 la famiglia fece ritorno a Perugia, per poi trasferirsi alla fine del 1945 nella "Casa delle Palme", una grande casa di campagna sita nella frazione di Monticelli, acquistata dal padre per insediarvi la famiglia e il "Laboratorio sperimentale di indagini malariologiche".
Fin da giovanissima si interessò all'arte: dalla musica, alla poesia, alla pittura. Dotata di un fisico possente e atletico, durante gli studi universitari prese contatto con il mondo del cinema grazie al cugino stuntman Biagio Gambini, lavorandovi saltuariamente come stuntwoman, sostituendo nelle scene pericolose varie attrici come Mylène Demongeot nel film Fantomas 70 e Marisa Mell in Diabolik.
Fu anche la controfigura di Gastone Moschin per le riprese subacquee de Il grande colpo dei sette uomini d'oro. In quel periodo interpretò anche piccoli ruoli per il regista Lucio Fulci e venne contattata da Federico Fellini per una parte importante in 8½, a cui rinunciò per proseguire gli studi. Francesca Romana Coluzzi in Serafino Nel 1967 accettò poi di interpretare il ruolo di Asmara in Serafino di Pietro Germi, che le valse una grande popolarità, consegnandole quella maschera, opposta alla sua personalità, di matrona rustica e manesca che l'accompagnerà per gran parte della sua carriera d'attrice. Il film con Germi segnò una svolta nella sua vita e le fece decidere di abbandonare gli studi per dedicarsi interamente all'impegno nell'industria cinematografica. Nonostante il successo di pubblico, si dedicò dapprima alla scenografia, disegnando e realizzando gli interni scenici de Gli intoccabili di Giuliano Montaldo, La monaca di Monza di Eriprando Visconti, Il profeta di Dino Risi e Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? di Ettore Scola, nel quale ebbe anche una piccola parte.
Nel 1970 venne scelta da Alberto Lattuada per interpretare l'impegnativo personaggio di Tarsilla Tettamanzi, ideato da Piero Chiara, nel film Venga a prendere il caffè da noi, e venne consacrata dalla critica con la conquista del Nastro d'Argento alla migliore attrice non protagonista, assegnatole dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani nel 1971.
La sua carriera cinematografica si divise nei successivi quindici anni tra ruoli di caratterista nei film di grande successo della commedia erotica all'italiana e partecipazioni ad opere cinematografiche sperimentali e d'autore.
Nel primo filone divenne una vera icona dei film commerciali degli anni Settanta, quasi sempre interpretando ruoli di donne autoritarie e pronte allo scontro fisico, spesso facendo coppia con Lino Banfi e Mario Carotenuto nella parte dei mariti sottomessi con aspirazioni fedifraghe.
Dagli anni Ottanta, dopo la nascita delle due figlie Sveva e Laila, diradò l'attività cinematografica.
Fondò a Roma il laboratorio teatrale "Il Minestrone", ribattezzato "Associazione Culturale Minestrone d’Arte", divenuta poi scuola di recitazione diretta dalla Coluzzi sino alla sua scomparsa, e in seguito dalla figlia Sveva. Morì a Roma a causa di una neoplasia polmonare e fu seppellita come espresso dalle sue volontà nel cimitero di Monticelli.

 

Tratto da Wikipedia l'enciclopedia libera.

   
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